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CONTRATTAZIONE QUALITA' VITA LAVORO

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Totale foto: 73 | Inserito in data: 10 ottobre 2013

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Osservatorio sull’imprenditoria femminile: il bilancio annuale al 31 marzo 2014[1]

09 giugno 2014

Al 31 marzo 2014 le imprese femminili registrate erano 1.286.906, pari al 21,4% del totale delle imprese esistenti alla stessa data. Rispetto al 31 marzo del 2013, le imprese femminili hanno fatto segnare un aumento del proprio stock pari a 6.605 unità (il 55,% del saldo complessivo delle imprese italiane nel periodo), corrispondente ad un tasso di crescita dello 0,51%, più del doppio del tasso relativo al totale delle imprese (0,2%)

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[1] Dal primo trimestre 2014 è stato riadattato l’algoritmo di calcolo dell’Osservatorio imprese femminili. La modifica ha comportato una variazione dei dati conteggiati nell’ambito della classe “Società di persone, in particolare per quanto riguarda la forma giuridica delle “Società in accomandita semplice”. A seguito di ciò non è possibile comparare i dati con quelli delle precedenti edizioni dell’Osservatorio. I confronti qui riportati con il 2013 sono stati calcolati sulla base di stime ricavate dall’applicazione dell’algoritmo modificato ai valori di stock del primo trimestre dello scorso anno.

La maggiore presenza femminile nel tessuto imprenditoriale si concentra nelle regioni Centro-meridionali, nell’ordine:

il Molise (dove le imprese rosa toccano il 28,2 % del totale), la Basilicata (26,5%), l’Abruzzo (25,6%) e l’Umbria (24,5%). Sono solo quattro le regioni italiane con una quota di imprese femminili inferiore a quella nazionale, nell’ordine Trentino-Alto Adige (17,2%), Lombardia (18%), Veneto (19%) e Emilia-Romagna (19,8%).

Tra le province, è Benevento con il 30,4% la “regina” dell’imprenditoria rosa per tasso di femminilizzazione, seguita da Avellino con il 30,1%, Chieti con il 28,5% e Frosinone con il 28,4%. In coda, Trento (17,2%), Reggio Emilia (17,1%), Monza (16,4%) e Milano, fanalino di coda con il 16,3%.

Nel complesso, le imprese femminili tendono sempre più ad adottare forme giuridiche meglio strutturate, capaci di garantire una maggiore competitività e una superiore capacità di innovazione e internazionalizzazione. Inoltre le imprese più strutturate che possono fare fronte meglio a questa fase di crisi e di blocco del credito vedono aumentare la loro quota sul totale delle imprese.

Le società di capitale sono giunte a rappresentare il 17,8% del totale. In dettaglio, a fine marzo le imprese femminili risultavano costituite per la gran parte da ditte individuali (65,6%), contro poco più del 54% del totale imprenditoriale anche se la quota negli anni è progressivamente diminuita, quindi da società di persone, pari al 13,9% del totale, e da cooperative e consorzi, pari al 2,4% delle imprese in rosa.

Quanto alle attività, il 28,7% delle imprese femminili opera nel commercio al dettaglio e in quello all’ingrosso con la distribuzione più elevata in Campania, Lombardia, Sicilia. Le altre principali attività in cui operano le imprese femminili sono l’agricoltura (17,2%), prevalentemente nelle regioni meridionali di Sicilia, Puglia e Campania; i servizi di ristorazione e di alloggio (9,2%) prevalentemente nelle regioni del Centro - Nord di Lombardia, Lazio e Emilia Romagna e le altre attività di servizi (8,9%) concentrate per quasi il 46% in sole  quattro regioni: Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna. In termini di incidenza percentuale, la presenza delle imprese femminili è relativamente più rilevante nelle altre attività di servizio (49,5%), della sanità e assistenza sociale (38,5%), dei servizi di alloggio e ristorazione (28,9%), dell’agricoltura (28,7%) e del complesso delle attività di noleggio, agenzie viaggi (26,9%).

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